La figura del vampiro dalla letteratura al cinema

L’alba dei morti viventi sta per tornare, ma questa volta non si tratta solo di zombie. Infatti, oltre alla zombie walk, flash-mob per macabri appassionati dei mangiatori di cervello che si terrà il prossimo 10 Ottobre lungo alcune strade di Milano, questa settimana offre due novità dal mondo dei non-morti: l’uscita nelle sale di Hotel Transylvania 2 e l’annuncio ufficiale della pubblicazione di Life and Death, rivisitazione di Twilght da parte della stessa autrice Stephanie Mayer, in cui genere e razza dei protagonisti vengono invertiti pur mantenendo la struttura e dinamica della storia originaria.

Insomma, in questo nuovo vampiresco revival (se di “rinascita” si può parlare in materia di non-morti), i nostri amici succhia-sangue da una parte ci ammazzeranno dal ridere e dall’altra ci faranno sognare di amori immortali, ma davvero sembra non abbiano più voglia di spaventarci, secondo l’immagine folcloristica e leggendaria legato a queste figure demoniache. Cose che, forse, fanno rivoltare nella bara l’illustre Conte Dracula di Bram Stoker.

Ma come si è evoluta, dunque, la figura del vampiro nella letteratura e cinematografia odierna?

Bram Stoker, celebre romanziere che nel 1897 pubblicò il romanzo destinato a diventare uno dei classici della letteratura, Dracula, fece un importante lavoro di ricerca folcloristica e storica al fine di racchiudere nel personaggio del Conte gli stereotipi negativi dello straniero. Infatti, tra i noti sanguinari storici che Stoker avrebbe inserito nella genealogia di Dracula, il più vicino alla figura del Conte sembrerebbe essere Vlad III di Valchiria, detto anche Vlad l’impalatore per la sua predilezione a questo tipo di punizione nei confronti dei nemici e oppositori.
Dracula in questo senso sarebbe la rappresentazione non soltanto del potere demoniaco legato alla figura del vampiro, ma anche del barbaro, dello straniero, del diverso che fa paura.

È interessante constare come la figura del vampiro di oggi abbia mantenuto quel forte legame con la rappresentazione del diverso, ma sotto luce e chiave interpretativa completamente differente. Infatti il diverso non fa più paura, il diverso non è più rappresentazione del male incarnato, al contrario il vampiro, il “diverso”, è in realtà esattamente come noi, certo con una carnagione un po’ più biancastra e dotato di poteri paranormali, ma capace dei nostri stessi sentimenti, delle nostre stesse emozioni.

Il Conte Dracula di Hotel Transylvania è un vampiro umanizzato, capace di naturali sentimenti paterni in cui facilmente ci si può proiettare, fidelizzando così il pubblico al personaggio. Il conte dell’Hotel Transylvania è teneramente buffo nella sue plastiche pose nobiliari, nel suo obsoleto attaccamento alle tradizioni, nel suo essere così esageratamente all’antica e nella sua incapacità di incutere timore come un tempo.
Deliziosa è la gag in cui, dopo che il conte Dracula sferza il suo colpo migliore ad un gruppo di mostri, “l’occhiataccia inquietante”, Frankenstein finge di spaventarsi “perché gli sembrava cortese”. Insomma, il nuovo conte Dracula non fa paura neanche se si sforza. E simpatizziamo con lui quando vuole prendere le distanze dal vampiro di Twilight, commentando la visione di un estratto del film con “Ma perché ci rappresentano così!?”.

Un commento in verità non del tutto appropriato quello del buon Conte. Certo, Edward Cullen è decisamente più prestante e “pettinato” rispetto all’altro cartoonesco vampiro (per non parlare del dono della “luccicanza” al sole del primo contro una più classica bruciatura del secondo), ma anche il protagonista di Twilight è un vampiro che prende decisamente le distanze dalla figura demoniaca, in maniera forse ancora più radicale. Edward è capace di reale e profondo sentimento d’amore nei confronti di un’ umana, sarebbe pronto a sacrificare la sua intera non-esistenza per lei. Un po’ estremo, forse, ma capace di toccare al cuore di milioni di lettrici in tutto il mondo, facendo della saga Twilight un vero e proprio fenomeno di culto.
Ora, dieci anni dopo la pubblicazione del primo libro, torna la romantica storia d’amore in una nuova versione. Vi sarà una inversione dei ruoli, dove al posto del seducente Edward vi sarà la vampirella Edythe Cullen. La scelta di una riscrittura sarebbe la risposta a coloro che hanno additato Bella come personaggio femminile passivo e debole.
Si immagina che alla notizia si sia levato un sonoro “ecchissenefrega” da parte degli amanti del buon cinema e letteratura (e posso liberamente dichiararmi parte dello schieramento), ma è importante dall’altra parte riflettere sul fenomeno, che appunto non solo legato a Twilight ma che riguarda il mondo di rappresentazione del vampiro.

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